Veduta aerea
Teatro Nicola degli Angeli
Panorama al tramonto
Palazzetto del Podestà
Parco Eleuteri
Campagne monteluponesi
Porta Santo Stefano
Sagra del carciofo
Cripta di San Firmano
Abbazia di San Firmano
Pinacoteca civica
Fonte Bagno
Scorcio del borgo
Palazzo Comunale
Panorama con girasoli
Apimarche - Sbandieratori
Apimarche - Smielatura
Panorama con la neve

La festa del Patrono S. Firmano Si celebra l’11 marzo di ogni anno, giorno della morte del Santo. Le manifestazioni religiose si protraggono per diversi giorni e culminano con una solenne processione con le reliquie di S.Firmano per le vie della frazione. Anche gli allievi delle scuole monteluponesi vengono coinvolti e partecipano attivamente alla festa con propri espressioni artistiche che vengono esposte all’interno della chiesa. Una serie di attività ricreative e popolari fanno da contorno all’evento radunando nell’abbazia centinaia di persone del comprensorio in quella che è la prima occasione di ritrovo alla fine dell’inverno e nell’approssimarsi della bella stagione. Nel 1986 è stato celebrato il Millenario dell’arrivo di San Firmano in questa Abbazia con iniziative di grande rilievo, tra le quali un convegno sulle abbazie benedettine della provincia di Macerata e la realizzazione di una guida sul complesso abbaziale.

Il Venerdì Santo Fra tutte le celebrazioni religiose è senz’altro uno dei riti di più antica tradizione cui partecipa, praticamente l’intero paese. Alle ore 13 del Venerdì Santo, nella Chiesa Collegiata, appositamente allestita con il Calvario, si celebrano le “tre ore di agonia di nostro Signore Gesù Cristo”. Nella tarda serata, dalla Chiesa il feretro di Gesù Cristo, poggiato su di un tipico carro coperto, chiamato catafalco, viene portato per le vie principali del paese, seguito dalle statue della Madonna e di San Giovanni e dai “simboli” della passione portati dai bambini. Nella piazza centrale il corteo effettua una sosta durante la quale un sacerdote, nel richiamare il valore del sacrificio del Figlio di Dio, ne trae momenti di riflessione per sottolineare l’importanza del valore del messaggio di Cristo. Quindi il carro viene mosso in modo tale da tracciare una croce sulla pavimentazione della piazza. Durante il passaggio della processione le vie vengono illuminate attraverso lampade affisse su aste di legno o di altra natura poste dai cittadini sulle facciate delle abitazioni, assieme vengono esposti drappi alle finestre. Della processione fanno parte integrante le musiche (rigorosamente sempre le stesse da tempo immemorabile) suonate dalla Banda cittadina, istituzione musicale centenaria costituita da suonatori dilettanti del luogo, appassionati e determinati a tramandare questa tradizione.

La processione del Corpus Domini e l’Infiorata Nella processione più importante dell’anno liturgico, dove il Corpo di Cristo viene trasportato fra le abitazioni del paese; le vie del centro storico dove è previsto il passaggio della processione vengono cosparse di fiori di ogni specie, di petali e essenze profumate, di composizioni floreali appositamente allestite sul posto.

La festa del Voto alla Madonna La festa del voto alla Madonna si tiene nel mese di maggio, nella domenica più vicina al giorno 20. Una celebrazione che ha le sue radici nel 1893, quando il territorio di Montelupone fu investito da una grave siccità. I monteluponesi, rivolsero le loro preghiere alla Vergine Addolorata, alla quale era stato dedicato un altare laterale della Chiesa Collegiata. Alla fine la pioggia arrivò, e ciò fu visto come un segno di benevolenza della Madonna: per questo si “fece voto” di ricordare in perpetuo – solennemente – tale grazia, con celebrazioni liturgiche e processione solenne. Fra le manifestazioni civili si ricorda la tipica tombola in piazza, con estrazione dei numeri gridati dal balcone del palazzo comunale e l’affannosa corsa dei vincitori per la scalinata civica. Il 15 settembre si celebra la festa della Madonna Addolorata co-patrona del paese assieme a S. Firmano.

La festa della venuta La S.Casa di Nazareth, dove avvenne l’Annunciazione alla Vergine Maria, venne portata a Loreto, con molta probabilità, via mare dai crociati; tuttavia, secondo la tradizione, essa si posò sul colle lauretano, traslata dagli angeli, il 10 dicembre 1294; La sera del 9 dicembre, vigilia della “venuta”, la campagna marchigiana vede accendersi decine e decine di “faori” o “focaracci” (falò), in segno di fede nei confronti della Vergine e per “far luce” agli angeli in volo dall’oriente. Attorno ai faori, la famiglia intera recita le “laude” (litanie lauretane). Tutte le “pinturette”, situate nelle varie contrade, vengono illuminate a festa. In passato, alle 3,30 della notte, ora in cui la S. Casa avrebbe toccato terra, suonavano le campane delle chiese, chi disponeva di un’arma da fuoco doveva sparare un colpo in aria, in segno di festa; di seguito veniva celebrata la “messa della venuta”. Ai bambini che chiedevano spiegazioni circa il colore nero della statua della Madonna, veniva spiegato che esso dipendeva dalla fuliggine prodotta dalla legna bruciata all’interno della S.Casa o al fumo delle candele. I muri della casetta sarebbero anch’essi anneriti a causa della estrema povertà della Madonna, tanto da non potersi permettere l’imbiancatura. La stessa tradizione dell’accensione dei faori si ripete la sera del 14 agosto, vigilia della festa dell’Assunta.

I pellegrinaggi a piedi In passato le campagne locali erano attraversate da intere famiglie di pellegrini che dalla Salaria, dai territori fermani, ma anche dal sud Italia, in particolare dagli Abruzzi e dalle Puglie, si recavano a Loreto. Nei pressi di Montelupone i pellegrini dovevano superare un passaggio obbligato costituito dal ponte dell’Asola, ai confini con Morrovalle, dove veniva praticato il brigantaggio. Durante i Giubilei i pellegrini europei scendendo lungo il versante adriatico, per la via Romea, facevano sosta a Loreto e da qui per la cosiddetta via Lauretana, si dirigevano verso Roma, visitando anche l’Abbazia di S. Firmano; altrettanto facevano i pellegrini del medioevo che, provenienti da S. Maria in Potenza, nei pressi dell’attuale Portorecanati, percorrevano un tratto del fiume Flosis (Potenza) allora navigabile, per avvicinarsi a Tolentino o S. Severino e proseguire per Assisi e poi per Roma. Oggi la tradizione del pellegrinaggio a piedi si è rinvigorita grazie all’iniziativa dei giovani maceratesi dei gruppi ecclesiali, che ripropongono a fine anno scolastico, il pellegrinaggio a piedi da Macerata a Loreto, cui partecipano migliaia di persone provenienti da tutta Europa. A questa iniziativa partecipano anche i giovani monteluponesi che vedono sfilare questo lunghissimo serpente umano sul proprio territorio, così come facevano i loro anziani che almeno una volta l’anno si recavano, pregando per tutto il tragitto, sul colle lauretano, percorrendo poi in ginocchio, in segno di penitenza, tutto il perimetro esterno del sacello mariano, contribuendo a creare le famose scanalature visibili in loco sullo scalino in marmo. In tempi remoti, giunti a Loreto, i nostri avi si facevano praticare piccoli tatuaggi sul corpo con l’effigie della Madonna a testimoniare l’appartenenza e la totale dedizione alla Vergine Lauretana. Per i bambini era un giorno di gran festa e venivano gratificati dello sforzo compiuto con il regalo di una girandola o di una fava dorge (carruba).

La devozione popolare alla Madonna La devozione verso la Madonna è particolarmente sentita dalla comunità monteluponese come abbiamo visto con le numerose feste religiose a Lei dedicate, cui va aggiunta le tradizionale recita del rosario nel mese di maggio nelle edicole votive sparse nel territorio comunale. Ci sono tuttavia simpatici riferimenti alla credenza popolare che vogliamo citare per far conoscere ai giovani una fetta di cultura popolare che va rapidamente scomparendo. Donne e bambini portavano appesa al collo o cucita sulla parte interna del vestito, “la pacienza” o ” la devoziò”, a metà fra immagine religiosa e amuleto portafortuna; si trattava di una taschina di panno con l’immagine della Madonna di Loreto o con una Croce ricamata. La coccinella viene ancor oggi chiamata Mariola oppure gajinella de la Madonna, nelle sue antennine veniva vista l’immagine della Madonna di Loreto. L’aglio selvatico è chiamato le lacreme de la Madonna. Il fiore Nontiscordardimé, di colore celestino, è detto l’occhi de la Madonna. Il maggiociondolo è detto le scarpette de la Madonna. L’effigie della Madonna di Loreto, assieme a quella di S.Antonio veniva fatta dipingere o scolpire dai contadini sulle tavole dei virocci (carri agricoli), sui gioghi e sulle golette. Infine la famosa erba della Madonna, definita in parte maschio e parte femmina, che si raccoglie la mattina del 15 agosto prima che spunti il sole (festa dell’Assunta), viene fatta essiccare all’ombra e serve per preparare un infuso dal potere taumaturgico.