Veduta aerea
Teatro Nicola degli Angeli
Panorama al tramonto
Palazzetto del Podestà
Parco Eleuteri
Campagne monteluponesi
Porta Santo Stefano
Sagra del carciofo
Cripta di San Firmano
Abbazia di San Firmano
Pinacoteca civica
Fonte Bagno
Scorcio del borgo
Palazzo Comunale
Panorama con girasoli
Apimarche - Sbandieratori
Apimarche - Smielatura
Panorama con la neve
clicca sul "+" per avere maggiori informazioni

Montelupone

-Bombardiera Malatestiana
Pur di origine riminese, questa struttura mostra la sua tipicità marchigiana nell'uso, in ogni sua parte, del laterizio.
-Chiesa della Pietà
Antica chiesa Parrocchiale dedicata a S. Giovanni Battista in platea. Sotto il pontificato di Leone X divenne chiesa Curata di proprietà del Capitolo dei Canonici di Loreto e sede della Confraternita della Pietà, passò poi alla Collegiata e da questa alla Confraternita della Pietà e per essa l'acquistò Gaetano Magner nel 1860. Attualmente di proprietà comunale è stata adibita a sala polivalente capace di accogliere mostre tematiche e attività culturali.
Sotto il pontificato di Leone X divenne chiesa Curata di proprietà del Capitolo dei Canonici di Loreto e sede della Confraternita della Pietà, passò poi alla Collegiata e da questa alla Confraternita della Pietà e per essa l'acquistò Gaetano Magner nel 1860. Attualmente di proprietà comunale è stata adibita a sala polivalente capace di accogliere mostre tematiche e attività culturali.
Data costruzione: XV Secolo
-Chiesa di S. Firmano
Nel fondo valle si trova la chiesa di S. Firmano. Proprietà di un' antica abbazia benedettina, fu fondata nel 986 e ricostruita nel 1256 dopo che era stata quasi interamente distrutta durante le lotte tra guelfi e ghibellini. Presenta una sobria facciata a capanna in laterizio, nella quale si aprono un portale in pietra ( si noti, nella lunetta, il bassorilievo con l' ingenua crocifissione risalente alla chiesa primitiva, probabilmente ricavato nel dorso di una statua romana ) e il finestrone aggiunto nel settecento. L'interno a pianta basilicale con tre navate, presenta un presbiterio rialzato sopra la cripta di impianto gotico, con pilastri e colonnine costruiti riutilizzando materiali di epoca romana.
Presenta una sobria facciata a capanna in laterizio, nella quale si aprono un portale in pietra (si noti, nella lunetta, il bassorilievo con l' ingenua crocifissione risalente alla chiesa primitiva, probabilmente ricavato nel dorso di una statua romana) e il finestrone aggiunto nel settecento. L'interno, a pianta basilicale con tre navate, presenta un presbiterio rialzato sopra la cripta di impianto gotico, con pilastri e colonnine costruiti riutilizzando materiali di epoca romana.
Indirizzo Via S. Firmano
approfondimenti
Proprietà: Di un' antica abbazia benedettina
Data costruzione: Fondata nel 986 e ricostruita nel 1256
-Chiesa di San Francesco
Su disegno del bresciano Padre Camaldolese Giuseppe Antonio Soratini (1680-1762), a metà del secolo iniziarono i lavori di rifacimento della Chiesa, in stile tardobarocco, che si mostra in tutto il suo splendore nelle ricchissime decorazioni di stucco presenti all'interno dell'edificio. E' probabile che lo stesso San Francesco sia passato per Montelupone, ma è sicuro che i lavori per la costruzione del Convento e della Chiesa a lui dedicati hanno inizio nel 1251: ne dà infatti testimonianza la Bolla con cui Innocenzo IV concedeva quaranta giorni d'indulgenza a quei benefattori che avrebbero concorso alla fabbrica della Chiesa di San Francesco. La sua consacrazione avvenne nel 1397 (data ritenuta come la più attendibile rispetto al 1292 o 1297) ad opera del Vescovo di Umana Antonio da Fabriano e del Vescovo di Nicopoli Giovanni Cecchi da Offida il primo di Maggio, sotto il pontificato di Bonifacio IX.
Al centro, sopra il portone di ingresso, sono poste tre lapidi e due stemmi. La prima lapide (senza stemma) recita: Frate Giovanni Cola da Montelupone dell'ordine dei Minori Coventuali figlio di questo cenobio di San Francesco, insigne teologo, grazie alle sue doti d'animo e alle sue singolari virtù, venne creato Vescovo neopatense da Bonifacio IX, Pontefice Ottimo Massimo, 1393; per questo motivo per il nome di un tanto grande uomo, Frate Domenico Santoni P. E. Steg. P. E. nell'anno del Signore 1641. La seconda lapide ricorda: Sisto V° Pontefice ottimo massimo, dell'ordine dei minori conventuali, Piceno da Montalto, nell'anno della sua vita 65° l'ottavo giorno prima delle calende di maggio (24 aprile) 1585 del suo ottimo pontificato. Essa è completata dallo stemma di Papa Sisto V. La terza lapide (con uno stemma che non le appartiene), dice: Ad Amico Panici, nobile maceratese, con grande merito Vescovo di Loreto e Recanati, devotissimo del Serafico Padre e vigilantissimo protettore di questo cenobio. Frate Domenico M. Santoni O. S. O. P. E. P. nell'anno del Signore 1648. Lo stemma sovrastante si riferisce probabilmente a un componente della nobile famiglia Tomassini. E' probabile che lo stesso San Francesco sia passato per Montelupone, ma è sicuro che i lavori per la costruzione del Convento e della chiesa a lui dedicati hanno inizio nel 1251: ne dà infatti testimonianza la Bolla con cui Innocenzo IV concedeva quaranta giorni d'indulgenza a quei benefattori che avrebbero concorso alla fabbrica della Chiesa di San Francesco. La sua consacrazione avvenne nel 1397 (data ritenuta come la più attendibile rispetto al 1292 o 1297) ad opera del Vescovo di Umana Antonio da Fabriano e del Vescovo di Nicopoli Giovanni Cecchi da Offida il primo di Maggio, sotto il pontificato di Bonifacio IX.
approfondimenti
Data costruzione: XIII - XVIII Secolo
-Chiesa di Santa Chiara
L'origine della comunità religiosa delle Clarisse a Montelupone risale al 1567, quando alcune Terziarie francescane formarono una famiglia religiosa denominata di "Santa Maria della Misericordia", dal titolo della Chiesa della Confraternita del Gonfalone.
A questa chiesa si trovava unito il Monastero (impropriamente detto, dato che si trattava di una semplice casa) ma alla fine del secolo fu assegnata loro la Chiesa di San Giovanni Evangelista e San Nicolò in Castello, nella quale già nel 1502 era stata istituita la Prepositura dal Cardinale Francesco Todeschini Piccolomini (elevato al soglio Pontificio nel 1503 col nome di Pio III) trasferita poi a metà del Settecento nella Chiesa Collegiata. Nel 1586 Montelupone passò sotto la Diocesi di Loreto, appena creata da Sisto V (era prima sottoposto alla Chiesa Cattedrale di Fermo) e nel 1592 iniziò la costruzione del Monastero, che nel 1636 passò sotto la Regola di Santa Chiara. Quando nel 1747 la Prepositura fu trasferita alla Collegiata la chiesa divenne di proprietà delle Monache. Nel 1789 le Clarisse decisero di ampliare la chiesa, quando era Badessa Suor Maria Eleonora Mazza, morta in odore di santità l'11 Maggio 1806. Esiste un disegno del progetto del Coro della Chiesa di Santa Chiara fatto dall'architetto Andrea Vici d'Arcevia (1743-1817), il che fa pensare che sia suo il progetto dell'intera nuova chiesa, in stile tardobarocco, richiamato anche dalla Cantoria e dai Coretti lignei in essa inseriti; discepolo del Vanvitelli, Andrea Vici operò molto nelle Marche, pur vivendo stabilmente a Roma: nella Basilica di Loreto, ad Offagna, ad Osimo, ridisegnò inoltre la Piazza di Treia, di cui progettò anche la Cattedrale, forse l'ultima importante chiesa tardobarocca in clima di Neoclassico avanzato, essendo essa degli anni 1810-14. Subite le modifiche dovute all'intervento iniziato nel 1789, la Chiesa di S. Chiara fu solennemente consacrata il 14 giugno 1801. Con il passaggio delle truppe napoleoniche, fatto che comportava la soppressione degli Ordini Religiosi e la confisca dei beni, le Monache dovettero lasciare il Monastero e vi fecero ritorno nel 1822. Una seconda soppressione, ad opera del Governo italiano, costrinsero ad un secondo allontanamento le Clarisse, che rientrarono nel 1878 e riebbero la chiesa fino al 1903. In seguito essa fu adibita inspiegabilmente a magazzino. Divenuto proprietario il Comune, che aveva l'obbligo di officiarla, si decise per i lavori di restauro che permisero di riavere l'edificio di Culto aperto per il Dicembre 1924. Fu tra l'altro bombardata nel 1944 dalle truppe tedesche in ritirata. Il 26 Novembre 1972 una leggera scossa di terremoto causò l'adagiamento di una capriata del vecchio tetto sulle volte di legno della chiesa, che nel Gennaio seguente precipitò all'interno. Dopo i lavori di ripristino delle strutture, la chiesa fu riaperta il 23 settembre 1978, in quell'occasione furono recuperati i due mensoloni a foggia di cariatidi che sono ora conservati nella Pinacoteca civica. Negli anni Trenta le Suore dell'Istituto delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante ereditarono l'attività scolastica delle Clarisse. Entrando dalla parte destra della chiesa ci troviamo subito di fronte ad una delle opere che rendono particolarmente interessante questo edificio religioso:si tratta di una delle quattro porte intarsiate per questa chiesa dall'anconetano Cristoforo Casari. Qui troviamo, nei pannelli superiori, San Nicola da Tolentino in atto di celebrare la Santa Messa e le Anime purganti che volano al cielo per intercessione del Santo e quindi San Pietro d'Alcantara. Nei pannelli inferiori è raffigurato tra motivi floreali, lo stemma del Vescovo Francesco Cantucci, primo Vescovo di Loreto nel 1586, della cui Diocesi entrò a far parte Montelupone. Giuseppe Benesi di Recanati eseguì nel 1801 le croci per la consacrazione della chiesa. Il San Giuseppe con il Bambino riprende i modelli del bolognese Carlo Cignani (1628-1716). La pala di questa cappella è una copia dell'Annunciazione della Vergine che Federico Barocci (1535-1612) dipinse per la Cappella dei Duchi di Urbino della Basilica di Loreto; l'originale, trasferito a Roma per essere tradotto in mosaico, rimase poi presso la Pinacoteca Vaticana. Proseguendo sullo stesso lato troviamo un'altra porta intarsiata dove compaiono nei pannelli superiori Sant'Antonio da Padova in atto di ricevere il SS. Bambino e Santa Margherita da Cortona; nei pannelli inferiori è raffigurato l'emblema francescano. Troviamo poi la Porta della Ruota, in cui l'autore "Cristofaro Casari Anconitano" si firma insieme all'anno di esecuzione 1796 ; qui è rappresentata in alto la "Fuga in Egitto" e nel pannello centrale la "Nascita del Redentore". Sull'Altare Maggiore è collocato il dipinto raffigurante l'Immacolata che reca in braccio il Bambino Gesù, Santa Chiara di Assisi, San Giovanni Evangelista e San Nicolò. La tela presenta al centro la Madonna Immacolata (che ai suoi piedi ha la mezzaluna, simbolo della sua verginità) e il Bambino Gesù; alla sua sinistra vi è santa Chiara di Assisi che sorregge l'Ostensorio con il quale mise in fuga i Saraceni in occasione dell'assalto contro il Monastero di San Damiano in Assisi. In basso vi sono, a sinistra, seduto, San Giovanni Evangelista con accanto l'aquila, suo simbolo e a destra San Nicolò nei paramenti di Vescovo Greco; questi ultimi sono i titolari della soppressa Prepositura. Da una iscrizione posta sulla pietra su cui è seduto San Giovanni Evangelista è stato possibile attribuire questa opera al pittore siciliano Onofrio Gabriello (Gesso-ME, 1619-1706) che la eseguì nel 1695. Onofrio da Messina (così si firma sulla tela) a causa del suo atteggiamento filofrancese dovette lasciare Messina nel 1674 e poté farvi ritorno solo nel 1701: è in questo periodo che il Gabriello viene probabilmente in contatto con l'ambiente artistico marchigiano, essendo stata Ancona una delle sue tappe nel lungo girovagare tra Francia e Italia. Al di sopra di questa tela è posta la decorazione plastica raffigurante "Due angeli e teste di cherubini" del 1792 che possiamo a ragione attribuire, grazie ad una ricevuta firmata, di quaranta scudi, conservata nell'Archivio del Monastero di Santa Chiara, allo scultore di origine fiamminga Gioacchino Varlè (Roma,1734-Ancona,1806).
approfondimenti
Data costruzione: XV - XVIII Secolo
-Cinta Muraria
Il paese è stato costruito per fasi successive partendo da un nucleo centrale con ampliamenti detti in gergo a "veli di cipolla". Nonostante in qualche tratto vi siano addossate le abitazioni, la cinta muraria percorre tutto il perimetro del centro storico per circa 1000 metri di lunghezza. Essa ha conservato i suoi spazi medioevali, anche se alcuni tratti sono stati ricostruiti nei secoli successivi. Le torri presenti sono di due tipi, a pianta rettangolare o a puntone: queste ultime sono la testimonianza dell'avvenuta dominazione malatestiana. Notevole è la zona di mura civiche vicina alla porta del Trebbio dove si possono notare le giunzioni necessarie a unire due tratti costruiti separatamente.
Essa ha conservato i suoi spazi medioevali, anche se alcuni tratti sono stati ricostruiti nei secoli successivi. Le torri presenti sono di due tipi, a pianta rettangolare o a puntone: queste ultime sono la testimonianza dell'avvenuta dominazione malatestiana. Notevole è la zona di mura civiche vicina alla porta del Trebbio dove si possono notare le giunzioni necessarie a unire due tratti costruiti separatamente.
-Grotta “Bonifazi”
Il sottosuolo del centro storico di Montelupone è un autentico groviera, un altro paese a pochi metri dal piano stradale. Un reticolo di grotte e cunicoli, molti dei quali occlusi da detriti, che collegano, come una fitta ragnatela, quasi tutte le cantine delle abitazioni. Una parte di queste grotte sono state create indirettamente prelevando terra e sabbia dal sottosuolo per produrre malta o intonacare le mura delle abitazioni. I cunicoli più antichi crediamo siano stati appositamente costruiti per permettere il passaggio di persone e rifornimenti durante gli assedi, visto che a volte conducono fuori delle antiche cinte difensive. Alcune gallerie sono lunghe decine di metri, come quella perfettamente conservata che dall'abitazione "Bonifazi" si dirige per 80 metri fin sotto la chiesa di S. Francesco; altre sono organizzate su diversi piani come quella del palazzo Narcisi-Magner, con addirittura all'interno un pozzo d'acqua limpidissima. E' un patrimonio unico che attende di essere monitorato e adeguatamente valorizzato.
Una parte di queste grotte sono state create indirettamente prelevando terra e sabbia dal sottosuolo per produrre malta o intonacare le mura delle abitazioni. I cunicoli più antichi crediamo siano stati appositamente costruiti per permettere il passaggio di persone e rifornimenti durante gli assedi, visto che a volte conducono fuori delle antiche cinte difensive. Alcune gallerie sono lunghe decine di metri, come quella perfettamente conservata che dall'abitazione "Bonifazi" si dirige per 80 metri fin sotto la chiesa di S. Francesco; altre sono organizzate su diversi piani come quella del palazzo Narcisi-Magner, con addirittura all'interno un pozzo d'acqua limpidissima. E' un patrimonio unico che attende di essere monitorato e adeguatamente valorizzato.
approfondimenti
-Il monumento ai Caduti
Scultura marmorea con fusione in bronzo a cera persa, opera dello scultore anconetano Vittorio Morelli, inaugurato il 4 novembre 1922, incastonato nello splendido giardino verde adiacente al parco Franchi. In esso sono elencati i nomi dei monteluponesi caduti per la Patria durante la prima guerra mondiale, cui sono stati aggiunti i nomi dei caduti nel 1935 e nel 1945. Le lampade votive, poste all'ingresso del parco, sono state donate dai monteluponesi emigrati in Argentina. Nella stupenda piazza-salotto, cuore di Montelupone, resa tale grazie anche alla caratteristica illuminazione in stile antico, si affaccia il palazzetto del Podestà o dei Priori con la torre civica.
In esso sono elencati i nomi dei monteluponesi caduti per la Patria durante la prima guerra mondiale, cui sono stati aggiunti i nomi dei caduti nel 1935 e nel 1945. Le lampade votive, poste all'ingresso del parco, sono state donate dai monteluponesi emigrati in Argentina. Nella stupenda piazza-salotto, cuore di Montelupone, resa tale grazie anche alla caratteristica illuminazione in stile antico, si affaccia il palazzetto del Podestà o dei Priori con la torre civica.
Indirizzo Piazzale della Vittoria
approfondimenti
-Il Roccellino
Torretta merlata di avvistamento verso la vallata del Potenza, resto dell'antico Cassero. Un recente restauro ne ha messo in luce la sua tipicità. Documenti del 1525 riportano che in questo luogo veniva esposta la reliquia della S. Croce a protezione della campagna, contro la grandine, poiché da qui si scorge buona parte del comprensorio agricolo monteluponese.
Documenti del 1525 riportano che in questo luogo veniva esposta la reliquia della S. Croce a protezione della campagna, contro la grandine, poiché da qui si scorge buona parte del comprensorio agricolo monteluponese.
-La porta medioevale del Cassero
E' la porta più elevata, che fa riferimento al primo nucleo murato del Cassero. Ristrutturata nel 1500, è stata rifatta nel 1861 con decorazioni geometriche a sbalzo sulle colonne portanti. Nel medioevo doveva essere porta munita. Detta anche porta Castello.
-La porta medioevale del Trebbio
Originale costruzione posta all'incrocio (trivio) di un antico raccordo viario col monte Bubiano (S.Nicolò) e col Monastero Benedettino di S.Firmano. Al suo fianco si può ammirare l'antica casa del custode addetto alla sorveglianza del paese.
-La porta medioevale S. Stefano
Rifatta completamente nel 1804 a mattoni con ringhiera, merlatura, splendide cornici in cotto e guglia su porta preesistente. Al suo interno, nella parte alta è stato ricavato il passaggio che mette in comunicazione il palazzo Emiliani col palazzo Ricci. Detta anche porta Marina o delle Grazie o Fontanella.
-Palazzetto del Podestà e la Torre civica
Di grande valore architettonico è il Palazzetto del Podestà o dei Priori, edificio a forma rettangolare, in cui si evidenzia l'influenza lombarda. Il loggiato a cinque archi è sovrastato da altrettante bifore ogivali poste nel salone principale del piano nobile, che custodisce un affresco del 1500 raffigurante il Cristo crocifisso con S. Nicola ed il popolo monteluponese, soggetto che interpreta in modo devozionale lo stile espressivo tipico della Controriforma. Vi si trovano anche quattro affreschi di minori dimensioni, con soggetti religiosi, di autori presumibilmente locali. Parte integrante del monumento è l'adiacente Torre Civica, con merlatura ghibellina che accoglie lo stemma più antico della città, l'orologio civico ed il grande campanone in bronzo fuso. La mancanza di scarpa fa attribuire la torre alla prima metà del XIV secolo. L'apparato a sporgere e la merlatura sono frutto di un restauro abbastanza recente. Nel palazzetto anche le bifore sono di incerta autenticità, ma la parte sottostante appare del tutto originale; notevoli le cornici a scudo, probabilmente destinate ad alloggiare gli stemmi del podestà o dei maggiorenti cittadini. Come d'uso nel maceratese gli elementi decorativi sono interamente realizzati in laterizio. Al primo piano del palazzetto del Podestà ha sede.
Il loggiato a cinque archi è sovrastato da altrettante bifore ogivali poste nel salone principale del piano nobile, che custodisce un affresco del 1500 raffigurante il Cristo crocifisso con S. Nicola ed il popolo monteluponese, soggetto che interpreta in modo devozionale lo stile espressivo tipico della Controriforma. Vi si trovano anche quattro affreschi di minori dimensioni, con soggetti religiosi, di autori presumibilmente locali. Parte integrante del monumento è l'adiacente Torre Civica, con merlatura ghibellina che accoglie lo stemma più antico della città, l'orologio civico ed il grande campanone in bronzo fuso. Un grosso stemma in pietra del Pontefice Sisto V è posto sulla facciata della torre, la lapide sottostante che recita: Alla virtù e alla prosperità per la benemerenza di Sisto V Pontefice Ottimo Massimo La mancanza di scarpa fa attribuire la torre alla prima metà del XIV secolo. L'apparato a sporgere e la merlatura sono frutto di un restauro. Nel palazzetto anche le bifore sono di incerta autenticità, ma la parte sottostante appare del tutto originale; notevoli le cornici a scudo, probabilmente destinate ad alloggiare gli stemmi del podestà o dei maggiorenti cittadini. Come d'uso nel maceratese gli elementi decorativi sono interamente realizzati in laterizio. Al primo piano del palazzetto del Podestà ha sede.
approfondimenti
-Palazzo Calcaterra
Di origine medioevale, noto come convento e dotato di chiostro interno, anticamente in comunicazione con la Chiesa adiacente. Modificato nella parte nord nel settecento. risulta che nei secoli passati, nel centro storico di Montelupone, esistevano decine di piccoli monasteri e dimore religiose.
Indirizzo Via Garibaldi, 52
approfondimenti
Data costruzione: XIV-XVIII Secolo
-Palazzo Chigi-Celsi-De Santis
In origine di proprietà della Comunità Benedettina di S. Firmano, residenza invernale dei monaci e dimora estiva del commendatario dell'Abbazia, Cardinale Flavio Chigi, nipote di Papa Alessandro VII. Al suo interno decori d'epoca e cicli pittorici sacri. I Celsi sono presenti, fin dal XVI secolo, fra le fila della nobiltà monteluponese: imparentati con i conti Carradori, hanno favorito con consistenti donazioni patrimoniali i padri Gesuiti maceratesi con l'obbligo di fondare un collegio nella loro casa di Montelupone. Fra le varie opere realizzate va ricordata la costruzione della chiesa Collegiata nel 1735 a cura di don Antonio Celsi.
Al suo interno decori d'epoca e cicli pittorici sacri. I Celsi sono presenti, fin dal XVI secolo, fra le fila della nobiltà monteluponese: imparentati con i conti Carradori, hanno favorito con consistenti donazioni patrimoniali i padri Gesuiti maceratesi con l'obbligo di fondare un collegio nella loro casa di Montelupone. Fra le varie opere realizzate va ricordata la costruzione della chiesa Collegiata nel 1735 a cura di don Antonio Celsi.
Indirizzo Via Borgianelli
approfondimenti
Data costruzione: XIV-XVIII Secolo
-Palazzo Emiliani (già Basvecchi)
Struttura settecentesca a marcapiano, di notevole valore storico per aver ospitato una delle prime vendite carbonare. Conserva al suo interno il ciclo di pitture "Le quattro stagioni " di Biagio Biagetti. L'artista portorecanatese, che ha realizzato tra l'altro le decorazioni della Cappelle Slava e del Crocifisso nella Basilica di Loreto e nella Cappella di Santo Stefano della Basilica di Sant'Antonio a Padova, esegue quest'opera nel 1906. L'insieme della decorazione, definita abitualmente "la storia del pane", è un "quadretto" pittoresco molto realistico, spontaneo, della vita campestre marchigiana dell'epoca ove l'armonia dei colori naturali, fedelmente interpretata dal Biagetti, contribuisce in misura determinante a creare la sensazione di pace che contraddistingue l'ambiente. I quattro quadri in cui è suddivisa l'opera, le quattro stagioni appunto, non possono dirsi propriamente l'uno la continuazione dell'altro, sia per la disposizione sulle pareti della sala, uno per parete, sia per la differenza sostanziale d'ambiente e quindi di colore: sono, invece, quattro quadri distinti e separati che nonostante ciò costituiscono un insieme omogeneo nel quale è legante l'elemento umano.
L'insieme della decorazione, definita abitualmente "la storia del pane", è un "quadretto" pittoresco molto realistico, spontaneo, della vita campestre marchigiana dell'epoca ove l'armonia dei colori naturali, fedelmente interpretata dal Biagetti, contribuisce in misura determinante a creare la sensazione di pace che contraddistingue l'ambiente. I quattro quadri in cui è suddivisa l'opera, le quattro stagioni appunto, non possono dirsi propriamente l'uno la continuazione dell'altro, sia per la disposizione sulle pareti della sala, uno per parete, sia per la differenza sostanziale d'ambiente e quindi di colore: sono, invece, quattro quadri distinti e separati che nonostante ciò costituiscono un insieme omogeneo nel quale è legante l'elemento umano, l'uomo di campagna che all'epoca della progettazione e della esecuzione dell'opera è ancora l'elemento trainante dell'economia regionale e nazionale. Il poemetto campagnolo affrescato da Biagetti a Montelupone si conclude con la decorazione dei soffitti di alcune sale. Ludovico Pochini (1790-1870) Fu il capo dei carbonari di Montelupone; arrestato in seguito all'insurrezione del 1817, venne condannato a morte. Successivamente la pena fu commutata in carcere a vita e scontata nel forte di Castel Sant'Angelo. Tornato a Montelupone, a seguito dell'amnistia del 1831, visse in povertà e fierezza di ideali riuscendo a vedere, prima di morire, la Patria unita.
approfondimenti
Data costruzione: 1700
-Palazzo Galantara
Settecentesco edificio nobiliare, antica dimora della famiglia omonima proveniente da Bologna, commendataria dell'abbazia di S. Firmano. In questo palazzo è nato il 18 giugno del 1865 Gabriele Galantara, in arte Ratalanga, caricaturista, giornalista, pittore, fondatore dell'"Asino" e collaboratore dell'Avanti, del "Marc'Aurelio" e del "Becco Giallo". Il palazzo è stato recentemente ristrutturato a cura degli IACP.
Indirizzo Via Borgianelli, 15
approfondimenti
-Palazzo Giachini
Tipico edificio nobiliare ricostruito nell'800 su preesistente costruzione medioevale, che annovera al suo interno un giardino a ridosso dell'alto parapetto murario. Caratteristico, sul portale d'ingresso, un mascherone con temi floreali. Questi palazzi custodivano nei loro sotterranei notevoli cantine con botti di grosse dimensioni, dove veniva stagionato il vino delle terre padronali.
Indirizzo Via Giachini
approfondimenti
Data costruzione: XV - XVIII Secolo
-Palazzo Giochi, Palazzo Fesco, Palazzo Bordoni, Palazzo Franchi
Sono solo alcuni degli altri notevoli edifici gentilizi settecenteschi e ottocenteschi, non meno importanti di quelli descritti in precedenza, che contribuiscono a costituire il tessuto urbano del paese. Edifici color biscotto dalle sfumature mutevoli a seconda della posizione del sole, che concorrono a rendere incantevole una passeggiata fra vicoli, stradine, piazzette, alla scoperta di portali, stemmi, scorci particolari del centro storico di Montelupone.
Edifici color biscotto dalle sfumature mutevoli a seconda della posizione del sole, che concorrono a rendere incantevole una passeggiata fra vicoli, stradine, piazzette, alla scoperta di portali, stemmi, scorci particolari del centro storico di Montelupone.
-Palazzo Narcisi – Magner
Edificio gentilizio che come la quasi totalità della abitazioni antiche del centro storico di Montelupone conserva suggestivi cunicoli sotterranei che si sviluppano per decine di metri sia in profondità che in lunghezza, andando a costituire una ragnatela che collegava in antichità quasi tutti gli edifici religiosi e nobiliari del paese.
Indirizzo Via Regina Margherita, 10,8
approfondimenti
Data costruzione: XVIII Secolo
-Palazzo Tomassini
Dimora dei Tomassini conti di Montenovo, probabile opera dell'architetto Valadier (1762-1839), ricostruito nell'attuale forma, sopra un edificio medioevale. Al suo interno, come in molti edifici del centro storico di Montelupone, si possono ammirare stucchi e decorazioni pittoriche di notevole pregio artistico.
Indirizzo Via Roma, 2
approfondimenti
Data costruzione: XIV-XVIII Secolo
-Palazzo Tomassini – Barbarossa
Di proprietà di una famiglia tra le più importanti e potenti della nobiltà marchigiana, il palazzo è stato ricostruito nel XVIII secolo, per le mutate esigenze, soprattutto di rappresentanza della posizione sociale, che la famiglia, discendente dall'Imperatore Federico Barbarossa, aveva acquisito. Scuderie, cantine, ampi saloni, biblioteche, collezioni d'arte che il palazzo ha custodito e di cui ben poco è giunto fino ai nostri giorni.
Indirizzo Via Roma, 2
approfondimenti
Data costruzione: XIV-XVIII Secolo
-Parrocchia Santi Pietro e Paolo
Per informazioni rivolgersi a +39 733 226 110
Indirizzo Via Borgianelli
approfondimenti
-Porta medioevale Ulpiana
Detta anche Porta San Michele, il nome è di origine romana, infatti deriva dall'imperatore Marco Ulpio Traiano. Nel medioevo fu annessa al castello e furono creati un'apertura carraia, il rivello e il ballatoio; restaurata nel XVI secolo, è stata modificata nel periodo barocco, quando vi è stato aggiunto, anteriormente, un arco decorativo, conservando però all'interno un rivellino del XV secolo, in origine a puntone (cioè a pianta pentagonale), che mostra un'apertura simile a quella presente anche nella Porta Galiziano di Potenza Picena. Particolare è la presenza dei cardini in pietra dei battenti di legno, ancora ben conservati.
Nel medioevo fu annessa al castello e furono creati un'apertura carraia, il rivello e il ballatoio; restaurata nel XVI secolo, è stata modificata nel periodo barocco, quando vi è stato aggiunto, anteriormente, un arco decorativo, conservando però all'interno un rivellino del XV secolo, in origine a puntone (cioè a pianta pentagonale), che mostra un'apertura simile a quella presente anche nella Porta Galiziano di Potenza Picena. Particolare è la presenza dei cardini in pietra dei battenti di legno, ancora ben conservati.
-Rivellino di Porta Ulpiana
Il grande arco ogivale del rivellino quattrocentesco è perfettamente conservato anche all'interno ed è stato forse eseguito sotto l'amministrazione malatestiana, data la notevole frequenza della pianta pentagonale nelle opere di committenza riminese. Con ogni probabilità al momento dell'aggiunta barocca dell'arco frontale l'accesso originario è stato occluso dal parametro oggi presente ed è stata scalpellata la soprastante beccatellatura, benché ancora ben percepibile. Il rivellino è quasi sicuramente posteriore all'edificazione della porta, visto che la successiva fortificazione era stata predisposta per due portoni e dato che gli ultimi cardini sono in ferro a ghiera d'arco è ben conservata e di tipologia arcaica, probabilmente trecentesca. Una lapide posta sul fronte della porta nel 1921, ricorda la presenza delle truppe Francesi a Montelupone a cinquant'anni dall'unità d'Italia. All'interno della porta, sul lato destro, è presente una immagine votiva che raffigura la Madonna Addolorata sopra ad una veduta panoramica che mostra l'antico profilo del centro storico di Montelupone.
Con ogni probabilità al momento dell'aggiunta barocca dell'arco frontale l'accesso originario è stato occluso dal parametro oggi presente ed è stata scalpellata la soprastante beccatellatura, benché ancora ben percepibile. Il rivellino è quasi sicuramente posteriore all'edificazione della porta, visto che la successiva fortificazione era stata predisposta per due portoni e dato che gli ultimi cardini sono in ferro a ghiera d'arco è ben conservata e di tipologia arcaica, probabilmente trecentesca. Una lapide posta sul fronte della porta nel 1921, ricorda la presenza delle truppe Francesi a Montelupone a cinquant'anni dall'unità d'Italia. All'interno della porta, sul lato destro, è presente una immagine votiva che raffigura la Madonna Addolorata sopra ad una veduta panoramica che mostra l'antico profilo del centro storico di Montelupone.
approfondimenti
-Torre a puntone
Edificata probabilmente nel XV secolo, questa costruzione conserva ai suoi lati due bombardiere malatestiane, presenta analogie con le torri che si trovano a Sant'Arcangelo di Romagna, dove esiste il castello fatto erigere da un componente della famiglia Malatesta, Sigismondo Pandolfo.
Data costruzione: XV Secolo